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No, la Russia non lascerà la ISS per via delle sanzioni

Girano da qualche giorno voci su un imminente ritiro della Russia dalle attività nella Stazione Spaziale Internazionale a causa delle sanzioni imposte al Paese in seguito all’invasione dell’Ucraina. Voci ampiamente diffuse anche a mezzo stampa, sia all’estero che in Italia. L’ANSA per esempio titola: «Ucraina: Russia lascerà la ISS in seguito alle sanzioni». Le cose stanno davvero così? Facciamo un po’ di chiarezza.

Niente di nuovo sotto il sole

Tutto nasce da un comunicato di TASS, l’agenzia di stampa ufficiale russa, in cui si riporta un’intervista a Dmitry Rogozin, direttore dell’agenzia spaziale russa Roscosmos. Secondo questa fonte, né Rogozin né il Cremlino hanno preso alcuna decisione riguardo al futuro della collaborazione russa con la ISS. Anzi, la Russia è disposta a mantenere l’impegno di non lasciare il nostro avamposto orbitale fino al 2024. Nell’intervista, Rogozin dichiara in particolare che la decisione sul futuro della collaborazione dipenderà anche da come evolverà la situazione geopolitica. In caso di effettivo abbandono i partner internazionali verranno inoltre avvisati un anno prima.

Il direttore dell’agenzia spaziale russa Dmitry Rogozin. Credits: Sergey Bobylev/TASS

Niente di tutto rappresenta in realtà una novità né una presa di posizione. Innanzitutto, l’anticipo di un anno in caso di ritiro è stabilito dallo Space Station Intergovernmental Agreement siglato nel 1998, pertanto non è frutto di alcuna decisione interna. Inoltre, l’impegno economico russo con la ISS aveva già da tempo il 2024 come limite eventualmente rinnovabile. Questo perché la Russia – come annunciato dal primo ministro russo Yury Borisov e da Rogozin già nell’aprile dello scorso anno – è intenzionata a inaugurare una propria stazione spaziale nel 2025. Niente di nuovo sotto il sole, quindi.

Fotogramma di un video diffuso da Dmitry Rogozin in cui si mostra quello che, secondo il direttore di Roscosmos, diventerà un modulo della stazione spaziale russa di prossima realizzazione. Credits: Roscosmos/Rogozin/Telegram

L’effettiva realizzazione di una stazione spaziale russa è però tutt’altro che certa. Tanto più alla luce del conflitto in Ucraina e delle sue pesanti ripercussioni economiche per il paese di Putin. Non è assolutamente detto che si riescano a recuperare i fondi per realizzare il progetto: in tal caso, il governo russo – e dunque non Roscosmos – potrebbe senz’altro decidere di proseguire la collaborazione con la ISS.

Al lupo, al lupo

Nel comunicato ANSA citato sopra si riporta il seguente virgolettato attribuito a Rogozin: «“La decisione è già stata presa, non siamo obbligati a parlarne pubblicamente”». Il comunicato TASS dice invece esplicitamente che finora nessuna decisione è stata presa. Perché allora sta circolando in questi giorni una notizia così distorta?

Difficile dare una risposta esauriente. Sicuramente buona parte della responsabilità è di Rogozin stesso, che più volte ha lanciato attraverso i propri canali social discutibili dichiarazioni riguardanti la ISS come strumento di propaganda politica, spesso peraltro con affermazioni senza fondamento né riscontro reale. Come nella favola di «Al lupo, al lupo!», il giornalismo internazionale ora parte automaticamente dal presupposto che ogni cosa esca dalla sua bocca sia una forma di propaganda, e ha interpretato le sue parole come una velata minaccia. Qui però non ci troviamo di fronte all’ennesimo tweet provocatorio, ma a una dichiarazione ufficiale riportata da un’agenzia di stampa ufficiale. Le due cose non possono essere lette attraverso la stessa lente.

Il risultato è che si stanno mettendo in bocca a Rogozin parole che non ha detto, per di più ribaltando completamente la loro interpretazione. Questo non è mai un bene, ma è ancora più pericoloso in un periodo teso e complesso come quello che stiamo vivendo, in cui è ancora più importante dare il giusto peso a ogni singola parola detta per evitare un inasprimento informativo che al momento non è desiderabile né vantaggioso per nessuno.

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